Jacques-Alain Miller
“L’approccio del reale è stretto.
Ed è inseguendolo
che la psicoanalisi si profila”.
…. Se stringiamo l’obiettivo, per essere precisi, non bisognerebbe che la psicoanalisi, nella sua dimensione o nel suo uso, nella sua preoccupazione terapeutica, fosse attratta, agitata e persino mortificata da questa specie di non-psicoanalisi che viene decorata con il nome di psicoterapia. Ciò che sarebbe necessario è che la psicoanalisi applicata alla terapeutica resti psicoanalitica e che sia scrupolosa sulla sua identità psicoanalitica.
…. La psicoterapia non esiste
Tema già tracciato, tema che, una decina di anni fa, è stato oggetto di un convegno in forma, che poi si è distribuito in diversi eventi. Ma forse allora non avevamo l’occhio sulla congiuntura che abbiamo ora. Lo dico anche per quanto mi riguarda poiché, nel corso di quel congresso, nella città di Rennes, io stesso ho preso la parola sul tema “Psicoanalisi e psicoterapia”.
Collocare questa differenza non dovrebbe essere difficile se si considera che la psicoterapia non esiste, che è un’insegna comoda, che copre le più diverse pratiche e che si estende fino alla ginnastica. Queste d’altronde non sono le più dannose. La ginnastica è persino un esercizio altamente raccomandabile. Devo, d’altronde, estendere un po’ la mia riflessione sulla questione, se prendo sul serio dove siamo condotti, che c’è di più nel corpo che nella nostra filosofia.
Queste forme che possono pretendere di avere effetti psicoterapeutici in ogni caso non ci danno problemi. Quelle che ci danno problemi sono quelle vicine all’analisi, che accolgono la domanda del sofferente che vuole sapere, e che trattano questa domanda con la parola e con l’ascolto, e inoltre, come si dice, come si diceva da tempo, che si ispirano alla psicoanalisi – formula sacramentale e regolamentare in una certa area. Se andiamo fino in fondo, ci sono forme che si dicono conformi alla psicoanalisi, e andiamo fino al fondo del fondo, che si dicono psicoanalisi.
Un sembiante della psicoanalisi
Non è eccessivo, almeno a titolo esplorativo, formulare il problema in questi termini: che la psicoanalisi ha prodotto, nutrito, incoraggiato il suo proprio sembiante, e che questo sembiante ora la avvolge, l’attraversa, la vampirizza. Dico vampirizzare perché si potrebbe dare a questa storia uno stile di racconto gotico alla Edgar Allan Poe, qualcosa come “Lo psicoanalista e il suo doppio”.
Una volta evidenziate le somiglianze, le confusioni intermittenti sulla persona, l’intercambiabilità dell’originale e del doppio, il racconto si concluderebbe con la sostituzione dell’originale con il doppio, mentre l’originale finirebbe espropriato, esiliato, scartato, eliminato. …
… Il piccolo punto di appoggio che prendo è dato dal fatto che la domanda è stata posta (a Lacan) – inoltre, da me stesso, vedete Televisione pagina 508 e seguenti -, la questione della differenza tra psicoanalisi e psicoterapia, intendendo per psicoterapia quella che si basa sulla parola, che si fonda sull’ascolto e sulla parola. Questo è il segno che già in quel periodo si delineava il fenomeno di sembiante, che da allora in poi si è gonfiato e con il quale siamo alle prese.
Le risposte che Lacan non ha dato
… le risposte che Lacan non fa nel 1973 alla domanda di sapere cosa distingue psicoanalisi e psicoterapia.
… La prima risposta che non ha dato avrebbe usato quell’apparato vettoriale chiamato grafo del desiderio. È questa la risposta che allora non aveva fatto – anche se se ne trovano degli elementi nel corso dei suoi seminari precedenti – che mi era capitato di sviluppare nella città di Rennes. Sostiene la differenza tra psicoanalisi e psicoterapia sulla base della differenza di livello nel grafo di Lacan.
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Essa consiste nel ripartire la psicoanalisi e la psicoterapia su questi due piani ponendo il ruolo cruciale di ciò che in A apre la strada al piano superiore, e dove si può considerare operatorio il desiderio dell’analista, mentre nella parte inferiore esso non sarebbe in funzione.
Questo schema ha qualcosa di convincente per spiegare l’effettività della psicoterapia, se si vuole situarla lì. Il solo fatto di mettersi in una posizione di ascolto, di ascolto prolungato di una comunicazione intima e seguita del paziente, costituisce l’ascoltatore in grande Altro, o lo installa nel luogo dell’Altro, dove questa posizione è in qualche modo quella di curatore dell’umanità, di luogo della parola, di depositario del linguaggio, conferisce alla sua parola, quando ne lascia andare una, una potenza che è suscettibile di operare, che è efficace, e in particolare per rettificare alcune identificazioni.
Un tragitto al di là
Ricordo la nozione di quello che si ottiene, che dopo tutto è piuttosto convincente e che mette in risalto l’istanza del desiderio dell’analista che si stabilisce sul rifiuto, da parte dell’ascoltatore-interprete, di utilizzare il mezzo della sua supposta onnipotenza, che identifica. È proprio questa astensione che è il desiderio dell’analista, e che apre un tragitto al di là.
…. la scissione e l’articolazione di ciò che è parola – sono i circuiti del piano inferiore – e di ciò che è pulsione. La parola avrà il primo piano, la pulsione avrà il secondo.
… i due piani sono di fatto simultanei e funzionano, in qualche modo sovrapposti l’uno all’altro.
Il piano inferiore, dove per ipotesi situiamo la psicoterapia, è tale – e questo fa una differenza – per cui la questione del godimento non sarà posta, poiché bisogna accedere al secondo piano perché lo sia, ed è a questo prezzo che sarà preservata l’onnipotenza dell’Altro.
Si eluderebbe quindi, nella psicoterapia, quello che metterebbe l’onnipotenza dell’Altro in difetto. Si preserverebbe, nella psicoterapia, la consistenza dell’Altro, mentre ciò che sarebbe proprio della posizione analitica, che apre alla psicoanalisi propriamente detta, sarebbe già, ammettendo la questione del godimento, il fatto di rendere inconsistente l’Altro.
…. Ciò che l’inconscio reclama
La seconda risposta, che Lacan non ha dato, sarebbe quella di considerare che la psicoterapia si iscrive nel discorso del padrone….
…. Il discorso del padrone è conforme all’inconscio. Questo è ciò che l’inconscio reclama. Questo è il suo discorso. In termini di psicoterapia, si direbbe: il soggetto reclama un’identificazione che resista, e soffre quando questa identificazione vacilla, quando gli manca. L’urgenza è quindi quella di restituirgliela. Solo a questa condizione può trovare il suo posto. E siccome questa psicoterapia, la suppongo un sembiante, essa parla come noi: trovare il proprio posto nel sapere del proprio tempo, in ciò che distribuisce i posti socialmente indicati o segnati. E, in più, a minuscolo come prodotto. In effetti, bisogna essere produttivi. Questo è proprio ciò che motiva la credenza contemporanea nel sintomo. Si riferisce al funzionamento
…. il discorso del padrone è precisamente un discorso che mette un freno al fantasma, che lo rende impossibile.
S // a
Così, nel discorso del padrone, tra S e a minuscolo, c’è una doppia barra che indica l’impossibile di un rapporto, e qui il rapporto reso impossibile, che viene messo da parte, è il fantasma. Si potrebbe dire che, in effetti, la psicoterapia privilegia l’identificazione al prezzo di mettere da parte il fantasma.
… Il tratto distintivo del senso
La terza risposta, quella che è stata data, e che è passata ampiamente inosservata nelle sue conseguenze, nel suo accento, brilla per la sua semplicità.
… Lacan si limita a dire: “La psicoterapia specula sul senso, ed è questo che fa la sua differenza rispetto alla psicoanalisi.” Lacan si prende gioco del senso, un po’, per qualche riga: il senso sessuale, il buon senso, il senso comune. Se ne prende gioco tanto più che segnala – è un piccolo dettaglio che oggi ha un’altra risonanza – che “si crederebbe (il versante del senso) essere il versante dell’analisi”.
Nel momento in cui si prende gioco del senso, in cui attribuisce alla psicoterapia di speculare sul senso, dice anche: “Questo lato del senso, si potrebbe pensare che sia quello della psicoanalisi”. C’è proprio la notazione del fatto di sembiante. Quando si specula sul senso, si fa credere che lì opera la psicoanalisi. In questo condizionale e in questa notazione si insinua già il fatto del sembiante.
.. Rifiuto del senso
… Certamente, Lacan ha ricollocato il senso come effetto del significante, ha spostato la definizione del soggetto verso il significante, ha separato il significante e il senso, ha invitato a isolare nel sintomo i significanti senza alcun senso che vi sono presi. Vedete gli Scritti a pagina 845 dove, tra parentesi, figura il termine “senza alcun senso” che qualifica questi significanti presi nel sintomo.
…. È lo stesso accento che, in Televisione, Lacan sposta per attribuirlo alla psicoterapia, per farne nella sua risposta il tratto distintivo che distingue la psicoterapia dalla psicoanalisi.
… il fuori-senso è la posta in gioco decisiva. Non è solo un mezzo, in definitiva subalterno, per fissare le idee, tipo matema.
… per Lacan è innanzitutto una posta in gioco pratica. Questo è il vero problema della pratica della psicoanalisi, nella sua differenza con la psicoterapia. Dico persino che è proprio da questo punto che Lacan ha puntato sul nodo borromeo, che è stato, come ha detto, catturato da questo nodo, e che vi ha dedicato quello che tra di noi abbiamo chiamato il suo ultimo insegnamento. Il suo ultimo insegnamento è un’elaborazione della psicoanalisi nella sua differenza rispetto alla psicoterapia e in quanto psicoanalisi fuori-senso.
Traduzione: Adele Succetti
[1] J.-A. Miller, “Psychanalyse pure, psychanalyse appliquée et psychothérapie », ne La Cause freudienne, n. 48, Les exigences du symptôme, Diffusion Navarin Seuil, mai 2001, pp. 7-35.