Cinthia Demaria
Ci sono migliaia di forum, ognuno con le proprie regole, culture e discussioni. Questa è la descrizione del social network Reddit, che oggi conta più di 330 milioni di utenti attivi in tutto il mondo. La sua caratteristica principale? La possibilità di parlare di tutto, in modo anonimo. O, come ha affermato un utente, “poter parlare liberamente, senza aver paura del giudizio degli altri”. Questa “libertà” di parola, tuttavia, invita la psicoanalisi a fare una riflessione importante sugli scambi che avvengono negli ambienti digitali.
È un dato di fatto che la nostra cultura è ormai digitale, internet è diventato il mezzo di comunicazione più utilizzato nei paesi a capitalismo avanzato ed è poco efficace discutere se il suo uso sia positivo o negativo per chi lo fa, poiché gli effetti sono diversi per ciascuno. Tuttavia, la promessa di democratizzazione della parola attraverso queste piattaforme porta a domandarci: fino a che punto i contenuti pubblicati anonimamente su un social network offrono al soggetto la possibilità di diffondere il proprio discorso a un Altro? Pubblicare in modo anonimo non significa anche esporsi? Quali sono gli effetti della riduzione di un nome a un @sconosciuto?
Studiando come si manifestano i disturbi alimentari su questo social network, più precisamente in una comunità conosciuta come Eating Disorders Anonymous, abbiamo individuato un post in cui gli utenti condividevano la funzione del pubblicare in forma anonima i propri sintomi alimentari, e sono emerse le seguenti motivazioni: la vergogna e il bisogno di tutelare la propria privacy in un mondo saturo di immagini; la possibilità di non parlare di un tema così delicato con la famiglia o con un terapeuta; la possibilità di mostrarsi fragili e di non essere all’altezza dello standard imposto dalla società; la ricerca di un nome e di un’identificazione con i pari; e l’opportunità di esprimersi liberamente, senza filtri.
Questo “dire tutto” incontra nella contemporaneità l’ideale della trasparenza. Come afferma Gerard Wajcman (2011) si tratta di un desiderio di strappare l’intimo con la forza, di strappare dal soggetto la sua verità. Le comunità virtuali anonime offrono la privacy del soggetto come promessa del “qui puoi essere te stesso”, un compito impossibile, poiché ostacolato da uno standard, da una pubblicazione e da un desiderio anonimo, che mantengono il soggetto congelato nell’opacità del proprio godimento. Anche perché ciò che interessa alla comunità è il contenuto molto più di chi lo crea, dal momento che la comunità si costituisce prima di tutto attraverso un’etichetta che la fa esistere, come in questo caso, “Disturbi Alimentari Anonimi”.
Lo stesso accade con le piattaforme di Intelligenza Artificiale, che offrono attraverso uno spazio “occulto” la possibilità di dire ciò che non abbiamo il coraggio di dire a nessuno. La questione è che la verità del soggetto non si esaurisce nella risposta della macchina, ma emerge proprio nello spazio del dubbio. Questo segna una differenza significativa tra parlare con un chatbot e parlare con un analista: mentre con il primo il soggetto si concentra sulla lamentela e si accomoda nella propria certezza, con il secondo egli produce dubbi e si separa dall’ideale narcisistico del conoscersi, una dimensione dell’intimo che è, prima di tutto, non anonima.
L’anonimo è diverso dall’intimo
Il successo dei social network anonimi, tuttavia, deriva da un’offerta allettante di ottenere privacy. Tuttavia, non possiamo dire che, nella partecipazione a comunità come Reddit, la parola circoli in modo libero. Secondo le informazioni fornite dalla stessa piattaforma, per poter effettuare una qualsiasi pubblicazione l’utente deve essere inserito nel sistema del karma, che funziona come una forma di reputazione o metrica di contributo. Il karma è definito come un punteggio aggregato che ogni utente possiede e che riflette la somma dei voti positivi (upvotes, simili ai “mi piace”) e negativi (downvotes, simili ai “non mi piace”) ricevuti nei post e nei commenti prodotti dall’utente. In altre parole, per ottenere più karma, ciò che l’utente pubblica deve essere sufficientemente interessante affinché altri utenti lo valutino positivamente. Ciò significa che, all’interno di un gruppo sui disturbi alimentari, il post con un contenuto più “accattivante” sull’argomento produrrà benefici per l’utente. Più karma accumula, più potrà continuare a pubblicare. Nel caso di ChatGPT, ad esempio, la conversazione è limitata dal denaro. Una paziente mi ha raccontato che esiste un certo numero di interazioni che può effettuare con lo ChatGPT ogni giorno; in caso contrario, deve pagare per effettuare un upgrade e poter conversare con un’Intelligenza Artificiale più avanzata, capace di affrontare questioni più complesse.
Questo implica che i social network, nella forma in cui li conosciamo oggi, funzionano piuttosto come un talking shop, per usare l’ironia di Lacan (2002) ovvero un linguaggio del padrone, una parola in offerta (in senso commerciale), che sembra adattarsi perfettamente anche a questo concetto del web, dove la parola viene scambiata con una moneta o con un “like”, ironicamente diversa dalla proposta della talking cure, fondamento della psicoanalisi, nella quale la parola e il linguaggio costituiscono il principale veicolo di accesso all’inconscio, permettendo al soggetto di rivelare i conflitti, di risignificare i traumi e di trasformare i sintomi in qualcosa di più comprensibile. In altre parole, il linguaggio non anonimo della psicoanalisi non è una conversazione comune, ma un dialogo segnato dalle falle e dall’enigma.
Il linguaggio del web è fondato su un’idea di benessere, associata al tentativo di eliminare il sintomo, l’angoscia e la mancanza. Non è altro che un inquadramento nella logica della trasparenza, del poter dire tutto, ma che di fronte a migliaia di anonimi, senza coinvolgimento nel legame, equivale a non dire nulla. Come afferma Bassols (2014), l’imperativo della trasparenza alimenta l’opacità che il godimento rende presente nell’intimità di ogni essere parlante colto nella sua singolarità irriducibile, fino a rendere questo ritorno un nuovo imperativo, non meno paradossale: “Godi della tua stessa trasparenza senza sapere nulla dell’opacità che la abita” (Bassols, 2014, p. 9). Ciò significa che l’universalizzazione non riduce il disagio soggettivo. Non serve a nulla essere trasparenti se non si può ascoltare la singolarità del sintomo e ciò che vi è di più intimo nel soggetto.
L’accesso all’intimo appartiene a un ordine diverso da quello anonimo, è lo spazio in cui il soggetto si interroga su se stesso, dove si costituisce l’enigma. Ed è proprio lì che scopre di non essere trasparente, poiché ciò che si manifesta nella sua verità è la propria ombra. Ciò che è più interiore al soggetto, in definitiva, è anche ciò che gli è più esteriore; vale a dire che la trasparenza di sé non rivela la sua divisione, il suo segreto. Come afferma Wajcman (2011), l’intimo del setting analitico è diverso dall’anonimo, perché anche nell’anonimato il soggetto prova la sua trasparenza, mentre ciò che avviene nello studio è un prendere distanza da ciò.
Così, l’offerta della parola proviene da un Altro del legame, da un analista o da qualcuno capace di implicare il soggetto nel proprio sintomo, e non di renderlo opaco nel luogo congelato della lamentela. Ciò che osserviamo sul web, con i suoi contenuti standardizzati è invece una parola in offerta, ridotta a uno sguardo che costringe il soggetto a un posto di oggetto @ per quegli sguardi curiosi che non attendono altro che il prossimo contenuto.
Riferimenti:
- Basssols. Società della trasparenza, opacità dell’intimità. In: Appunti. La società della trasparenza. Numero straordinario. Scuola Lacaniana di Psicoanalisi del Campo Freudiano, Torino, 2014.
- Lacan, “Funzione e campo della parola e del linguaggio in psicoanalisi”, in Scritti, Einaudi, Torino, 2002.
- Wajcman, G. El ojo absoluto. Ediciones Manantial, 2011.
Reddit social network:
Statistiche aggiornate annualmente: https://foundationinc.co/lab/reddit-statistics/
Comunità citata nel testo: https://www.reddit.com/r/EDAnonymous/