Céline Menghi
La poesia, fuori dal discorso comune, si estrae dalla grammatica e dalla sintassi su cui poggia la lingua: greca, latina, inglese, russa che sia.
Non bada al senso – cfr. Cvetaeva, Rosselli: a volte non si capiscono, ma risuonano da un altrove verso un altrove, femminile.
Scrive Cvetaeva a Rilke prossimo alla fine: “[“benedetto” è] quando [Lei] intende ciò di cui si è detto bene. […] Ora benedetto è solo un vuoto punto esclamativo!
La poesia intreccia le lingue – le poetesse sopra citate si muovono tra francese, tedesco e russo, italiano e inglese; Rilke tra tedesco e francese, per citarne alcuni e alcune.
Scrivere poesia è già tradurre dalla lingua madre in un’altra […] Nessuna lingua è lingua madre (Cvetaeva). L’esperienza analitica è anche traduzione della lingua madre con una perdita.
La poesia radica nel corpo, Rimbaud adolescente con il corpo in fiamme insegna – le lieu et la formule.
Con Lacan, avanzando nella lettura del Seminario, non senza Miller, cogliamo l’attiguità tra Le Dit poétique e il ben-dire dell’esperienza analitica con l’estrazione di un significante senza senso che annoda corpo e godimento alla lalingua.
Per la psicoanalisi conta l’enunciazione e da dove si enuncia – cfr. testimonianze di passe.
I poeti scrivono, ma i poeti sostengono anche l’importanza dell’enunciazione – per esempio nel Gruppo 47, fondato dopo la guerra, a cui partecipano poeti come Bachmann e Celan, Celan ha appena letto Todesfuge ed è deriso per lo stile della sua enunciazione, del suo ben-dire fino ad essere paragonato a Goebbles!
Per concludere, poesia e psicoanalisi sono en avant (Rimbaud) quanto al ben dire. A partire dal reale che, per ciascuna, la lettera condensa al di là del senso. Ambedue operano versus il ben essere che poggia sulla norma e su un linguaggio svuotato e senza corpo che non contempla il reale.