Introduzione all'inconscio

Jacques-Alain Miller

in Delucidazioni su Lacan, Quodlibet, Macerata, 2025, p. 306.

“Si ha la sensazione che quando la bocca può parlare liberamente ciò che ne esce non sono tanto benedizioni, ma maledizioni. Per questo Lacan dice che l’etica della psicanalisi consiste nel bel dire, che non è una bene-dizione. La benedizione la riceviamo quando andiamo in chiesa. Possiamo essere benedetti anche in televisione, perché il Papa benedice anche in TV. In analisi non si danno benedizioni, si dà piuttosto modo di dire bene ciò di cui si parla, si impara a dire bene. […]
L’analista non ha benedizioni da dare, ma può aiutare nell’apprendimento del ben-dire, può cioè introdurre il soggetto a un accordo tra il detto e il dire, può approssimarlo a dire ciò che desidera verso una concordanza ideale.
Il ben dire, per Lacan, è la chiave dell’etica della psicoanalisi, un’etica del detto e del dire. Più che di un accordo ideale tra il detto e il dire, si tratta di trovare e di praticare un modo di dire che tenga conto della differenza tra il detto e il dire, e che tenga conto anche della possibilità di modificare la posizione soggettiva rispetto al detto, una maniera del dire che non confonda il detto con la posizione soggettiva. Così facendo, l’analista pratica quello che si può chiamare una retrocessione dell’enunciazione, un arretramento dell’enunciazione, poiché la maniera di dire le cose s’inscrive nella retrocessione soggettiva. È così anche l’insegnamento di Lacan, e la ragione per cui possiamo leggere e rileggere i suoi Scritti è che, facendolo, troviamo ogni volta una prospettiva diversa da quella precedente.”

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