Jacques Lacan

lezione del 20 giugno 1962.

“Che nel complesso praticamente ci accomodavamo molto bene, facevamo bene il nostro compito di riportare le persone alle loro faccende, ovviamente. quello che è certo, è che anche quando definiamo questo risultato sotto forma di successo terapeutico, sappiamo almeno questo, di due cose l’una: o che lo abbiamo fatto al di fuori di qualsiasi tipo di via propriamente analitica, e allora quello che zoppicava al cuore della faccenda, perché è di questo che si tratta, zoppica sempre – oppure che se siamo arrivati a questo punto, è proprio così in tutta la misura, che è solo l’abc di ciò che ci viene insegnato, siamo stati altrove, verso ciò che era difettoso, ciò che toccava, al centro, il nodo libidico. Ecco perché qualsiasi risultato sanzionabile nel senso dell’adattamento […] qualsiasi successo terapeutico, vale a dire riportare le persone al benessere della loro Sorge, delle loro piccole faccende, è sempre più o meno per noi, in fondo lo sappiamo, è per questo che non dobbiamo vantarcene, un ripiego, un alibi, una sottrazione di fondi, se posso esprimermi così. In effetti, ciò che è ancora più grave è che ci vietiamo di fare meglio, pur sapendo che questa nostra azione, di cui possiamo vantarci ogni tanto come di un successo, viene compiuta per vie che non riguardano il risultato. Grazie a queste vie apportiamo, in un luogo complementare che non riguardano, se non per ripercussione, dei ritocchi, questo è il massimo di ciò che si può dire.
Quando ci capita di rimettere un soggetto nel proprio desiderio? È una domanda che pongo a chi qui ha qualche esperienza come analista, ovviamente, non agli altri. È concepibile che un’analisi abbia come risultato quello di far entrare un soggetto in desiderio, come si dice entrare in trance, in calore o in convento? Ecco perché mi permetto di porre la domanda in un punto locale, l’unico che alla fine è decisivo, perché non siamo apostoli, cioè, se questa domanda non merita di essere preservata quando si tratta degli analisti, perché per gli altri il problema posto è: cos’è il desiderio, perché possa sussistere, persistere in questa posizione paradossale?”