Jacques Lacan

texte établi par Jacques-Alain Miller, Éditions du Seuil & Le Champ freudien Éditeur, Paris, 2026, pp. 233-234.

“Diciamo, dato che quest’anno studiamo l’oggetto della psicoanalisi, che si tratta propriamente di ciò che, dal corpo, cade, diventa scarto, caduta. È ciò che, del corpo, cade sotto la mannaia del significante, è quel qualcosa che si produce come effetto del significante, ed è nella misura in cui il significante su questo soggetto incarnato imprime il suo marchio, che si produce qualcosa di corporeo, effettivo, materiale, che è ciò che è in questione.

Ciò che conferisce tutto il loro peso ai miraggi immaginari non è quindi la legittimazione che il linguaggio darebbe loro, bensì l’effetto di linguaggio che si nasconde dietro tali miraggi. È qui che sta la novità dell’approccio psicoanalitico. Questo si basa sul fatto che l’effetto di linguaggio supera, poiché lo precede, ogni apprensione soggettiva che possa pretendere di essere un’apprensione di coscienza. Ciò che perdura sotto l’etichetta accademica di psicologia non è mai altro che il risultato della via che prende le mosse dallo statuto verbale, globalmente incontestabile perché tradizionale, di una certa funzione dell’anima, per metterla in discussione come parola, al fine di interrogarsi da lì su cosa ci possa essere di reale in essa. Questo procedimento lascia in piedi, e perfettamente intatto, il quadro del potere delle parole. La domanda che si tratta di porre è invece: che cosa ha prodotto il linguaggio come effetto inaugurale, su cosa poggia l’intero montaggio che costituisce la montatura dello stato di soggetto?”