Jacques Lacan

), ne La Psicoanalisi, n. 12, Astrolabio, Roma, 1993, pp. 11-38.

“Il senso del sintomo non è quello con cui lo si alimenta per la sua proliferazione o per la sua estinzione. Il senso del sintomo è il reale, il reale in quanto si mette di traverso per impedire che le cose vadano avanti, nel senso di rendere conto di se stesse in modo soddisfacente. Soddisfacente almeno per il padrone (maître), cosa che non vuol dire che il servo (esclave) ne soffra in alcun modo, tutt’altro.”

“Il bello sta nel fatto che negli anni a venire l’analista dipenderà dal reale e non il contrario. L’avvento del reale non dipende assolutamente dall’analista. Egli ha la missione di contrastarlo. Nonostante tutto, il reale potrebbe anche prendere la briglia, soprattutto da quando ha l’appoggio del discorso scientifico”.

“(L’analizzante) se ne accontenta, lamentandosi, di non essere conforme all’essere sociale, e che c’è qualcosa che si mette di traverso. Ed è appunto questo qualcosa che si mette di traverso che egli percepisce come sintomo, e come tale sintomatico del reale”.