dans le cadre des Journées d’étude de l’École freudienne de Paris, École de Chimie, in Lettres de l’École freudienne, n° 24, 1978, pp. 22-24.

“Il principio di piacere… è il principio di temperare, di tamponare la stimolazione…. Il principio di piacere, per dire qualcosa che viene dimenticato troppo spesso, il principio del piacere, per dirla chiaramente, è non fare niente, è farne il meno possibile.”

“… l’enunciato della regola fondamentale, è mirato, è la cosa di cui il soggetto qualsiasi è meno disposto a parlare […] è il suo sintomo, è la sua particolarità.”

“… ci riferiamo specificamente alla particolarità, e in quanto essa disturba il principio di piacere. Il principio di piacere consiste nel non avere nulla di particolare. Il principio di piacere è ciò a cui molte persone si riallacciano ancora: all’educato, alla nor-male (in due parole). L’analisi è qualcosa che ci indica che c’è solo il nodo del sintomo per il quale bisogna ovviamente sudare un po’ per riuscire a tenerlo, ad isolarlo; bisogna sudare così tanto che ci si può persino fare un nome, come si dice, da quel sudare. Questo è ciò che in alcuni casi porta al culmine del meglio che si può fare: un’opera d’arte. Per noi, non è questa la nostra intenzione; non si tratta affatto di condurre qualcuno a farsi un nome o a fare un’opera d’arte. È qualcosa che consiste nell’incitarlo a passare nel buco giusto di ciò che gli viene offerto, a lui, come singolare.”