testo stabilito da J.-A. Miller, ed. italiana a cura di A. Di Ciaccia, Einaudi, Torino, 2019.

“Quando dico che la rinuncia ai piaceri è la morale moderna, è solo un primo approccio della questione. Con ciò voglio dire che, se consideriamo le cose storicamente, la rinuncia ai piaceri corrisponde a una frattura. […]
… ciò che ha potuto voler dire la ricerca di un benessere e su ciò che giustifica l’impiego di questo termine, ma insomma tutti coloro che seguono quello che dico, anche saltuariamente, anche superficialmente, devono ricordare quello che ho richiamato a questo proposito, ovvero la distinzione kantiana fra das Wohl, nel quale ci si sente bene, e das Gute, il bene. È chiaro che essa costituisce uno dei punti salienti di quella che prima ho chiamato frattura.
… Comunque sia, con il termine ben-essere io intendo quello che nella tradizione filosofica è stato chiamato ἡδονή, il piacere. Il termine ἡδονή, così com’è stato impiegato, implica che il piacere corrisponda a un certo rapporto, che qualificheremo di tono giusto, con la natura (p. 106)
.. la morale era fondata sull’idea che da qualche parte ci sia un bene e che in questo bene risieda la legge. Nel nesso di cui sto parlando le cose sembravano formare un tutt’uno. Ora invece non ci troviamo più in un contesto che segue un’inclinazione naturale. (p. 107)

… conviene dunque porsi al livello dei mezzi di produzione, in quanto sono questi, ormai, a condizionare realmente la pratica del piacere (p. 108)