Jacques Lacan

testo stabilito da J.-A. Miller, ed. italiana a cura di A. Di Ciaccia, Einaudi, Torino, 2025.

“… quando si tratta di distinguere una psicoanalisi da una cosiddetta psicoterapia, che è qualcosa di più ampio, i cui limiti rimangono incerti.

Terapia […] il suo centro è dato dal termine suggestione, utilizzato da tutti per indicare l’azione esercitata da un essere su un altro attraverso vie che non possono certo pretendere di aver ricevuto la loro piena definizione. […] a un capo le tecniche del corpo […]  all’altro capo troveremo l’aiuto samaritano.” (p. 195)

“Per quanto riguarda la psicoanalisi partiamo da quello che per ora è il nostro unico punto fermo: che si pratica con uno psicoanalista.

Il con è da intendere qui in senso strumentale […] È con uno psicoanalista che la psicoanalisi penetra in ciò di cui si tratta, cioè nell’inconscio, se questo esiste e se lo definiamo come pare che possiamo fare dopo il lungo cammino percorso per anni in questo campo. Avviarsi nel campo dell’inconscio vuol dire trovarsi al livello di quanto si può definire nel migliore dei modi come effetto di linguaggio. È nella psicoanalisi che è stato articolato per la prima volta che questo effetto può in qualche modo essere isolato dal soggetto, che c’è un sapere – un sapere in quanto è ciò che costituisce l’effetto tipo del linguaggio – incarnato senza che il soggetto che tiene il discorso ne sia cosciente, nel senso in cui, qui, essere cosciente del proprio sapere significa essere codimensionale a ciò che il sapere comporta ovvero essere complice di quel sapere.” (p. 196)

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Lo psicoanalista è non dico aiuto ma strumento perché si effettui il compito psicoanalizzante, terminato il quale il soggetto è, diciamo così, al corrente della sua divisione costitutiva. […]

..la psicoanalisi impugna in quanto falsa ogni esaustione della conoscenza. Ciò è vero anche a livello del soggetto nella misura in cui è messo in gioco nel compito psicoanalitico. Nella psicoanalisi non si tratta di un conosci te stesso, bensì di cogliere il suo limite. Questo limite è proprio della natura della logica” (p. 197)