Jacques-Alain Miller

in J.-A. Miller (a cura di), Scilicet. Non c’è rapporto sessuale, Panozzo Editore, Rimini, 2025.

“C’è un Lacan che considera il godimento a partire dal piacere. Prende il suo avvio dal concetto che ha condizionato la teoria del piacere nel corso dei secoli: quello di Aristotele che ha chiamato così uno stato di benessere. Il benessere rimane integrato alla definizione della salute da parte dell’OMS, l’Organizzazione Mondiale della Sanità che lavora, ad esempio, per proteggerci dalle pandemie facilitate dallo sviluppo dell’industria dei trasporti nello stato attuale della civiltà. Questa industria è così essenziale che ogni sintomo diventa una notizia globale. C’è una chiara tendenza alla progressiva unificazione dell’umanità. In procinto di fare Uno, Un–tutto, è tanto più attaccata al proprio benessere, poiché quello di ciascuno sembra essere la condizione per quello di tutti.
Lo stato di benessere, con gli aggiustamenti dei valori funzionali che comporta, può essere rappresentato da un anello che simboleggia la regolazione omeostatica del principio di piacere. Da sempre, è stato associato a una media: né troppo, né troppo poco, il giusto.
In questo caso, il godimento appare come una trasgressione, connotata da un in-più, da un valore supplementare derivante da una forzatura in cui il più vira facilmente al troppo. Il più-di-piacere comunica con l’insorgere della sofferenza. Nell’essere parlante, l’equivoco delle grida viene a scandire in particolare questa irruzione. Il più-di-godere che è l’oggetto a esce dal cerchio dell’omeostasi del principio di piacere.” (pp. 23-24)
“Ma il godimento non funziona così. Non obbedisce alla logica del desiderio.2 La legge è inoperante per quanto riguarda il godimento. Si può procedere a una ripartizione tra il desiderio interdetto, annullato, inibito e il desiderio che si compie, che si realizza. Il godimento, invece, si trova su entrambi i lati.
Il desiderio terrebbe in quanto proibito se non ci fosse un godimento del desiderio proibito? Tutte le ascesi e le discipline che insegnano la padronanza dei desideri lo dimostrano: in questa padronanza è ovviamente incluso un godimento. È addirittura il succo della filosofia antica. Come sottolinea
l’erudito Pierre Hadot, queste filosofie, fatte di esercizi spirituali, dovevano portare a un lavoro su di sé finalizzato alla trasformazione soggettiva, a uno stato di felicità, di armonia – un duro lavoro per ottenere la regolazione del piacere.” (p. 25)
“…per fare godimento, corpo e linguaggio si congiungono nel sinthomo.
Il sinthomo porta con sé il corpo, ma è articolazione. Si parla del sinthomo perché non c’è un approccio diretto al godimento.” (p. 26)